Argenti

L’alabarda è tenuta in mano dal soldato che sta dietro a Gesù, alla destra di Filato. L’asta è in legno, mentre Tarma è in argento ed è costituita da una punta a spiedo alla quale sono fissate un’acuta lama tagliente, da un lato, e una scure, dall’altro. Sulla punta della lama acuminata è impressa la bulla della città di Trapani, corona, falce e lettere CUD, Clarissima Urbs Drepanum questo bollo, assolutamente inedito, indica la sostituzione della lettera I, indicante l’appellativo Invittissima della città di Trapani, con la C, rispondente a Clarissima. Non vi è impresso altro marchio. La presenza della sigla CUD anche sui fregi del vestito di Filato, collocabili tra il 1770 e il 1780, fa pensare che la sostituzione della lettera sia avvenuta intorno a quella data. La sigla si ritrova anche sul pomolo e puntale di bastone e sulla spada, guaina e bandoliera dello stesso Mistero.

L’aureola di Gesù è formata da un cerchio completamente decorato a cirri e da una raggiera formata dall’assemblaggio di raggi diseguali per altezza ma sistemati simmetricamente. Più volte è ripetuto sulla lamina d’argento il marchio della città di Trapani con le lettere DUI. L’altro marchio che compare è quello del console Antonio Daidone le cui iniziali AD risultano unite in quanto l’asticella che forma la A maiuscola serve anche per comporre la D. Di Antonio Daidone sappiamo, dalla ricca documentazione che va dal 1756 al 1783, che fu fratello di Girolamo e console nel 1767/68, consigliere nel 1770/71, e ancora console nel 1781/82. Considerando la consuetudine se­condo cui il consigliere dell’anno veniva eletto console in quello successivo, bisogna ritenere che nel 1771/72 Antonio Daidone fu ancora una volta console. La stessa sigla ADC si ritrova sulla corona di spine, le manette e la catena di questo stesso Mistero e sulla catena del gruppo Gesù dinanzi ad Hanna. Data l’assenza del marchio dell’argentiere è da ritenere che Antonio Daidone sia stato anche l’autore del manufatto.

Prima di pronunciare la sentenza di morte per Gesù, Filato si lava le mani innanzi al popolo, proclamando pubblicamente la sua innocenza per il sangue di quell’uomo giusto. Simbolo di questo gesto è il bacile realizzato in argento e rispondente alla tipologia dell’oggetto largamente diffusa, sia per uso liturgico che domestico, nel Settecento. Ha forma ellittica sagomata da profonde ondulazioni e segnata da nervature. L’impostazione e la sagomatura sono di chiaro gusto barocchetto. La marchiatura è completa: bulla di Trapani, corona, falce e lettere (I)UD, sigla GC dell’argentiere che risulta di non facile identificazione, potendosi riferire a Giovanni Caltagirone (doc. dal 1792 al 1812), Giuseppe Caltagirone (doc. dal 1792 al 1812), Giacomo Costadura (doc. dal 1776 al 1812), Giuseppe Croce (doc. dal 1777 al 1812). La sigla del console MC9 si riferisce a Michele Caltagirone, console nel 1793/94, documentato dal 1792 al 1812: fratello di Giacomo e Silvestre, fu consigliere nel 1792/93 e consulente del Senato nel 1804 e nel 1811. La data di esecuzione di questo manufatto è quasi sicuramente quella del consolato 1794 successivo alla carica di consigliere. A questo bacile si ispirerà più tardi, nel secolo XIX, l’argentiere che rea lizzerà il bacile per La lavanda dei piedi.

La canna messa in mano a Gesù dai soldati di Pilato per schernire il suo potere, è stata interpretata dall’anonimo argentiere come uno stelo vuoto, lungo 53 centimetri, nodoso, da cui sono state staccate le foglie. Vi è impresso il solo marchio della città di Trapani con corona e falce; della sigla DUI è leggibile solo la lettera U. Anche se mancante del marchio del console e dell’argentiere, il manufatto sembra riferibile al secolo XVIII epoca in cui furono eseguiti gli ornamenti del Mistero.

La corona di spine, formata dall’intreccio di sei fili d’argento, è opera dell’argentiere Giovanni Porrata o Giuseppe Piazza, autore di un’altra coro­na di spine, quella del gruppo Ecce Homo, delle aureole e dello stiletto de La deposizione. L’attività di Piazza e di Porrata è documentata dal 1756 al 1761; Piazza fu console nel 1756/57. Gli altri marchi si riferiscono alla bulla della città di Trapani e alla sigla ADC del console Antonio Daidone sotto il cui consolato furono eseguite, per questo stesso Mistero, l’aureola di Cristo e le manette con catena, probabilmente durante uno dei consolati documentati: 1767/68, 1771/72, 1781/82.

La stessa marchiatura completa riscontrata nella corona di spine si ritrova sulle due manette che incatenano i polsi di Gesù; ciascuna delle quaranta maglie della catena è bollata ora con la bulla di Trapani, priva delle lettere DUI, ora con la sigla del console Antonio Daidone, ora con le iniziali dell’argentiere Giuseppe Piazza o Giovanni Porrata. Le manette in lamina d’argento sono decorate con motivi di volute fogliacee affrontate, realizzate a cesello. Il manufatto, di pregevole fattura, rivela la chiara adesione dell’autore al gusto decorativo barocchetto della seconda metà del sec. XVIII.

Ponzio Pilato ha il vestito decorato da tre fregi di dimensioni diverse ma simili nella struttura e nel tipo di ornamentazione. Sul fondo martellato sbalzano volute fogliacee affrontate che fanno da bordo e incorniciano la pie­tra centrale, incastonata in un fiore sempre lavorato a sbalzo e cesello; questo ultimo motivo si ripete anche ai lati del fiore centrale, prima che l’ornamentazione si concluda con un finimento fogliaceo. I tre manufatti, di pregevolissima fattura, sono perfettamente rispondenti al gusto decorativo barocchetto della seconda metà del secolo XVIII. Estremamente importante per la storia dei marchi dell’argenteria trapanese risultano i bolli della città e del console, assolutamente nuovi ed inediti. Come sull’alabarda di questo stesso gruppo, nel marchio di Trapani troviamo infatti sostituita la lettera I (Invittissima) con la C, iniziale di Clarissima, per cui la sigla completa invece che IUD, risulta CUD, Clarìssima Urbs Drepanum. Nel marchio del console, alle iniziali DP seguite dalla lettera C in maiuscolo, si aggiungono le minuscole o, indicanti Consul. Poiché la sigla DP si può riferire a Dionisio Porrata console nel 1770/71 e a Diego Piazza che fu console nel 1775/76 e nel 1780/81, il cambiamento della lettera I con la C è da riferire ad un periodo compreso tra il 1770 e il 1780. Le stesse iniziali DP seguite soltanto dalla lettera C sono impresse sull’aureola del gruppo Gesù dinanzi ad Hanna. La presenza talora di una C, talora della sigla Col fa pensare ad una diversificazione fra i consolati dei due argentieri. Autore del manufatto fu un maestro dalle iniziali VP: Vincenzo o Vito Parisi o Vincenzo Piazza. Il primo, fratello di Nicolo, è ampiamente documen­tato dal 1756 al 1812 (vd. 4.5.1.); Vito dal 1779 al 1812, anno in cui fu console (1812/13). Per Vincenzo Piazza si ha invece una documentazione al 1779.

I due pennacchi, formati da piume d’argento e destinati a decorare gli elmi dei due soldati del Mistero, sostituirono nel 1961 quelli di penne vere. In entrambi è inciso il nome dell’argentiere trapanese che li realizzò. In uno si legge: ART «ORAFO» GIUSEPPE DI MARZO 30.3.1961, nell’altro: ART «ORAFO» DI MARZO GIUSEPPE 31.3.1961.

Contemporaneamente alla commissione dei fregi del vestito di Pilato, della spada con guaina e bandoliera del soldato, fu dato incarico al medesimo argentiere di eseguire il puntale e il pomolo del bastone dello stesso soldato. Lo dimostra l’identica marchiatura (posta sia sul pomolo che sul puntale) consistente nello stemma della città di Trapani con le lettere CUD e le sigle VP dell’argentiere e DPCol del console Dionisio Porrata o Diego Piazza. L’argentiere Vito o Vincenzo Parisi, o Vincenzo Piazza, attivo nella seconda metà del sec. XVIII, ideò un pomello scanalato e con un collarino a serto di foglie d’alloro.

I tremanufatti,di pregevolissima fattura,collegati insieme,vengono applicati sulla statua del soldato che sta alla sinistra di Pilato. Sono opera di uno stesso argentiere dalle iniziali VP, Vincenzo o Vito Parisi, Vincenzo Piazza, attivo nella seconda metà del secolo XVIII . L’elsa è a testa di leone, finemente lavorata a sbalzo e cesello; questa tecnica è adoperata soprattutto per realizzare la folta criniera del leone. Particolarmente raffinata è la decorazione del guardamano; incorniciato da volute, ha la superficie martellata a piccolissimi cerchi, da cui sbalzano due fiori ad otto petali posti ai lati di un elemento fitomorfo centrale. La lama è in legno. Non meno pregevole è la fattura della guaina divisa in due settori da una linea mediana, dentro ciascuno dei quali si sviluppa, in verticale, sulla superficie martellata, un motivo ornamentale formato dall’intreccio di due cordoncini. Sulla lamina liscia della punta sbalzano tre motivi acantiformi: due, posti in corrispondenza coassiale con la linea mediana, hanno le foglie rivolte verso il basso, l’altro, posto proprio sulle punte, ha le foglie rivolte verso l’alto.

L’argentiere, autore anche della bandoliera del soldato del gruppo Gesù dinanzi ad Hanna, usa, sia nella guaina che nella suddetta bandoliera, l’intreccio come motivo ornamentale, qui creato dal gioco dei due cordoncini, là da due cerchi. Con la spada e la guaina, la bandoliera completa il trittico eseguito dallo stesso argentiere; la bandoliera, tutta in lamina d’argento martellata, sbalzata e cesellata, è ornata da raffinati motivi fitomorfi e floreali, di gusto barocchetto, entro cui sono incastonate pietre colorate, in numero di dieci. Lungo tutto il bordo corre un motivo globulare, usato dall’argentiere anche per la decorazione della bandoliera del gruppo Gesù dinanzi ad Hanna. I tre manufatti in esame si distinguono nettamente tra gli ornamenti in argento dei Misteri per la raffinata fattura, l’organizzazione ordinata e simmetrica dei motivi ornamentali, il valore artistico. A questi pregi intrinseci si aggiunge l’originalità della marchiatura consistente nella bulla di Trapani con le lettere CUD, nella sigla DPCol del console Dionisio Porrata o Diego Piazza. Gli stessi marchi e la sigla VP dell’argentiere si ritrovano sui fregi del vestito di Pilato e sul pomolo del bastone del soldato di questo Mistero.

La targa col titolo della condanna è formata da una lastra d’argento su cui sono applicate le lettere I N R J (iniziali di lesus Nazarenus Rex Judeo-rum) in argento dorato, come la cornicetta che circonda la lastra. Vi sono impressi tre bolli: la testina della dea Cerere con il numero 8, indicante la fattura siciliana, un simbolo forse un fiore, riferentesi al saggiatore (ritrovato su manufatti appartenenti ad altri gruppi), e la sigla CC, dell’argentiere. L’epoca di esecuzione va collocata tra il 1832 e il 1862, periodo in cui è in vigore il decreto 14 Aprile 1826.

Tratto da :

Annamaria Precopi Lombardo e Lina Novara “Argenti in processione. I misteri di Trapani” Marsala 1992, schede di Lina Novara 4.13.1 – 4.13.11, pp.145-157