Varii

PONZIO PILATO fu il quinto governatore della provincia della Giudea, provincia dell’Impero Romano dall’anno 6 d.C. Governò dal 26 al 37 d.C.

La zona del suo governatorato (Giudea, Samaria ed Idumea) era assai ridotta (ca. Km 160 per 70) , ma popolata da gruppi etnici diversi (giudei, samaritani e pagani) e con due capitali di fatto: Gerusalemme, centro religioso ebreo, e Cesarea, dove risiedeva il governatore con le truppe ausiliarie romane. Il suo incarico era soggetto all’autorità generale del Legato di Siria, ma conservava assoluta autorità per quanto riguardava l’amministrazione ed il controllo della sua provincia . Prima del suo arrivo in Giudea Pilato risulta sconosciuto, ma senza dubbio doveva possedere relazioni influenti alla corte imperiale.

Non fu mai gradito ai Giudei, né egli era accondiscendente con loro. In seguito alle lamentele e alle accuse della popolazione presso l’ imperatore Tiberio, Pilato venne deposto dalla carica di procuratore.

Sembra sia giunto a Roma dopo la morte di Tiberio (marzo 37 d.C.). Il suo incarico non venne confermato e da qui in poi non se ne sa nulla di certo.

Qualche fonte, assai posteriore e di scarsissimo peso, sostiene si sia suicidato per ordine di Caligola. Altre sostengono sia stato condannato a morte da Nerone (perché scoperto cristiano).

Testo di Marco Capurro

RE DEI GIUDEI è il capo d’accusa ed il motivo della condanna di Gesù. Appare sul cartello indicante le colpe di Cristo; l’uso di esporre il motivo della condanna per le persecuzioni pubbliche era diffuso nell’impero romano. Da notare che il termine ” Re dei Giudei ” poteva essere usato soltanto dai pagani, mentre un Ebreo avrebbe piuttosto usato il titolo ” Re d’ Israele “.

GLI EBREI NON SONO RESPONSABILI DELLA MORTE DI GESU’ Tenendo conto della complessità storica del processo di Gesù espressa nei racconti evangelici e quale possa essere il peccato personale dei protagonisti del processo (Giuda, il Sinedrio, Pilato), che Dio solo conosce, non si può attribuirne la responsabilità all’insieme degli Ebrei di Gerusalemme, malgrado le grida di una folla manipolata e i rimproveri collettivi contenuti negli appelli alla conversione dopo la Pentecoste. Gesù stesso perdonando sulla croce e Pietro sul suo esempio, hanno riconosciuto l’“ignoranza” degli Ebrei di Gerusalemme ed anche dei loro capi.

Molto bene la Chiesa ha dichiarato nel Concilio Vaticano II. : “Quanto è stato commesso durante la Passione non può essere imputato né indistintamente a tutti gli Ebrei allora viventi, né agli Ebrei del nostro tempo. Gli Ebrei non devono essere presentati né come rigettati da Dio, né come maledetti, come se ciò scaturisse dalla Sacra Scrittura”.

Tratto dal Catechismo della Chiesa Cattolica